I tentativo – Nelle previsioni della vigilia Gnaro doveva fare da guida per alcuni medici impegnati in un progetto di ricerca del CNR. Obiettivo della spedizione scientifica era l’effettuazione di esperimenti al Colle Sud (8.000 m) relativi al mal di montagna, ma a causa delle pessime condizioni meteorologiche il progetto non ha potuto procedere secondo i programmi. Mentre la spedizione rimaneva bloccata al CB, Gnaro insieme ad altri 2 alpinisti (un italiano e un francese) decide di tentare la scalata all’ «alabardiere dell’Everest» (8.516 m) partendo dal C II (6.400 m). Dopo 13 ore di cammino nel vento e nella bufera alle ore 12,30 del 12 ottobre 1994 è obbligato a fermarsi a una manciata di metri dalla vetta.
II tentativo – Dopo aver scalato lo Shisha Pangma, il 15 di maggio 2006 si trasferisce in elicottero al CB del Lhotse insieme all’amico Marco Confortola, per raggiungere la spedizione italiana capitanata da Mario Merelli con la quale condivide il permesso di salita. Dopo un giorno di permanenza i due amici raggiungono prima il CII (6.400 metri) e successivamente il CIV (7.800 metri), da dove il 19 maggio alle due di mattina, insieme ad altri 3 alpinisti, inizia l’attacco finale alla vetta. Le condizioni meteo non aiutano gli alpinisti nella scalata e due di loro rinunciano a metà strada. Alle 10,10 Gnaro, Casarotto e Corona grazie alla collaborazione reciproca nell’affrontare il pendio che, coperto di neve fresca, doveva essere tracciato, in mezzo alla bufera raggiungono la vetta.
Dopo 12 anni il conto in sospeso con l’«alabardiere dell’Everest» può considerarsi chiuso!
